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Il carattere fortemente export-orienteddell’economia tedesca è stato da sempre il principale fattore di traino della sua crescita, la Germania è sempre, infatti, un Paese con  una forte apertura al commercio internazionale e ai flussi di investimenti da e verso l’estero. L’assetto produttivo  tedesco d’altronde è il frutto di un complesso sistema di complementarietà ed interdipendenze istituzionali che ne hanno negli anni decretato il suo successo dando vita ad un preciso vantaggio comparato che ha permesso alle aziende tedesche di eccellere in aree che richiedono una costante innovazione incrementale.

Grazie a tutto ciò, l’economia tedesca ha recuperato in modo sorprendente dopo la contrazione subita nel corso del 2009, riprendendosi velocemente e dinamicamente. Il 2010 ha evidenziato una sorprendente uscita dalla recessione, con una crescita del 3,5%, grazie al contributo delle esportazioni nette e degli investimenti in attrezzature e costruzioni. Significativi stimoli alla crescita hanno avuto origine soprattutto nei settori economici tradizionali del modello di capitalismo tedesco, in particolare l’industria delle materie prime e  quella dei  macchinari. Il recupero dell’economia del Paese, infatti,  è anche merito della forte competitività delle sue aziende e le riforme Hartz hanno negli anni permesso all’industria tedesca di contenere i costi rendendo più dinamico il mercato del lavoro.  Positivo per la crescita del PIL è stato anche l’effetto derivante dalla domanda interna. Va ricordato, infine, che dopo aver toccato livelli record durante la crisi finanziaria globale, la disoccupazione in Germania nel 2011, grazie alla forte crescita dell'economia potrebbe collocarsi a uno dei livelli più bassi registrati dalla riunificazione  a questa parte. Nel 2011 però si prevede una crescita del PIL più modesta pari al 2,5% per via di ingenti misure di austerità introdotte dal Governo fino al 2014. 

Per quanto riguarda l’interscambio commerciale tra la Germania ed il resto del mondo, nel 2010, le esportazioni tedesche sono cresciute del 18,5% e le importazioni del 20% rispetto al 2009. Sul piano economico commerciale e dei servizi, la Germania è il partner italiano più importante collocandosi  al primo posto per l’Italia sia sul piano delle importazioni che delle esportazioni. I due sistemi produttivi sono fortemente integrati con alleanze e forti collaborazioni industriali e finanziarie, che uniscono specialmente i Länder del Sud con le regioni del Nord Italia. Nei primi 10 mesi del 2010 il 12,7 % delle esportazioni italiane era diretto in Germania mentre il 16,7 % delle importazioni italiane  arrivava dalla Germania. Sul versante tedesco invece, il 5 % delle importazioni tedesche proveniva dall’Italia mentre il 6 % delle esportazioni era diretto in Italia. Nello stesso periodo la Germania ha registrato  un avanzo della bilancia commerciale  con l’Italia di 11,2 miliardi di euro.  Per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri in Germania, i flussi in entrata  sono aumentati del 46% nel 2009, posizionando il Paese  come una delle più solide economie europee. Il Paese si è infatti classificato settimo al mondo aumentando il  totale di flussi di IDE da 24 a 36 miliardi di dollari dal 2008 al 2009 (secondo gli ultimi dati disponibili dell’UNCTAD 2010). Infine, secondo una rilevazione della Bundesbank, (aprile 2010), nel 2008 l’Italia si trovava al sesto posto della classifica dei paesi che investono in Germania, dopo Paesi Bassi, Lussemburgo, Regno Unito, Stati Uniti e Francia. I dati Bundesbank mostrano che le attività di investimento italiane in Germania sono notevolmente cresciute nel quinquennio 2004-2008 con tassi di crescita molto alti.

Dati e previsioni macroeconomiche

  2010 2011(e) 2012(e)
PIL (% a/a) 3,5 2,8 1,7
Consumi privati 0,4 1,9 1,2
Esportazioni 13,8 8,7 4,3
Importazioni 12,4 6,9 3,4
Inflazione CPI (% a/a) 1,1 2,3 1,6
Tasso di disoccupazione (%) 7,7 7,1 6,8
Saldo di bilancio (% PIL) -3,5 -2,6 -2,0
Debito pubblico (% PIL) 86 85 84

Fonte: UniCredit Research, Euro Compass, 2Q 2011


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