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La Turchia è un mercato molto vasto – oltre 70 milioni di abitanti, nonché la più grande economia emergente dopo i cosiddetti BRICs. Per questo motivo è divenuta sempre più un obiettivo per gli investimenti di numerose multinazionali, in particolare quelle orientate a cogliere le opportunità del mercato locale (si tratta quindi in larga parte di investimenti in servizi – cosiddetti market seeking - e non di delocalizzazioni). Numerose imprese italiane sono presenti nel paese. Alcuni grandi conglomerati locali coesistono con un tessuto composto da numerose piccole e medie imprese, spesso orientate all'export. La parte Occidentale del paese è molto industrializzata ed orientata ai servizi, al contrario della parte orientale.
Un ulteriore elemento rilevante è il processo di convergenza verso l'UE - la Turchia, assieme alla Croazia, è un paese candidato – processo che ha guidato numerose riforme e aperture agli investitori esteri negli ultimi anni. Il processo di convergenza verso l'Unione Europea non potrà concludersi a breve (se mai si concluderà), tuttavia rimarrà uno stimolo rilevante per il commercio, l'armonizzazione delle norme e lo spirito riformista del governo.

Il paese è oggi molto più protetto che nel passato dalle turbolenze internazionali (il Paese è stato colpito da crisi finanziarie nel 1994, 1999 e 2001), grazie ad una rinnovata stabilità politica e ad un sistema bancario oggi particolarmente solido.
Indubbiamente, tuttavia, il sistema economico turco continua ad essere contraddistinto da alcune vulnerabilità: la dipendenza geografica nei confronti dei mercati dell’Unione Europea, verso i quali è diretta una consistente fetta delle esportazioni turche e alla quale il Governo turco sta cercando di rimediare rivolgendosi ai mercati limitrofi mediorientali, ma anche a quelli africani e dell’estremo oriente; la dipendenza da una domanda estera molto concentrata solo su alcuni settori produttivi (ad esempio quello automobilistico) e il forte indebitamento in valuta delle imprese turche nei confronti del sistema bancario estero.
Proprio facendo leva su alcune di queste vulnerabilità la crisi del 2009 si è fatta sentire anche in Turchia portando ad una riduzione del Pil pari al 4,7% (2009). La crescita dell’economia turca è tuttavia ripresa senza problemi nel 2010 arrivando ad un + 7,4% che l’ha resa il paese a più alta crescita d’Europa e tra i primi 15 al mondo.

Il grado di apertura della Turchia al commercio internazionale è elevato. Il Paese ha un sistema produttivo trainato dalle esportazioni, che a sua volta si alimenta grazie alle forniture di beni intermedi e di investimento. L’interscambio commerciale del Paese in riduzione nel 2009 è ripreso a crescere nel 2010 portando però ad un nuovo aumento del deficit commerciale. Il disavanzo e’ fondamentalmente spiegato, oltre che dalla recente crisi recessiva, anche da una struttura degli scambi che pone la Turchia nella persistente necessità di dotarsi di forniture energetiche dall’estero ma anche a causa di un sistema industriale che certamente necessita ancora di ampie forniture di beni intermedi e industriali.

Dati e previsioni macroeconomiche

  2006 2007 2008 2009 2010 2011(e)
Pil (mld €) 420 473 500 443 557 616
Crescita reale Pil (%) 6,9 4,7 0,7 -4,7 7,4 4,1
Pil pro-capite (€) 6.032 6.703 6.985 6.101 7.593 8.307
Salario mensile lordo, € 611 711 734 634 790 889
Inflazione, media, % 9,6 8,8 10,5 6,3 8,6 5,8
tasso di cambio medio vs. € 1,81 1,79 1,91 2,16 2,00 1,99
tasso di riferimento (Dicembre) 17,50 15,75 15,00 6,50 7,00 7,75
tasso interbancario (Dicembre) 19,12 17,05 16,18 6,72 7,25 8,06
IDE(Investimenti Diretti Esteri)/Pil (%) 3,8 3,4 2,5 0,9 1,1 1,2
Deficit pubblico / Pil (%) -0,6 - 1,6 - 1,8 -5,5 - 3,6 - 3,2
Popolazione 69.652 70.586 71.517 72.561 73.369 74.176

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